Ippoterapia

Cos’è l’ippoterapia?
La terapia con il cavallo non ha finalità sportive o ricreative. L’obiettivo non é quello di insegnare ai pazienti ad andare a cavallo. Lo sguardo non sarà mai focalizzato sulla prestazione ma piuttosto sull’esperienza terapeutica che si sviluppa all’interno della triangolazione “paziente-cavallo-terapeuta”.
Il fine terapeutico dell’ippoterapia è di curare, migliorare lo stato fisico, fisiologico e psichico della persona rispettando tuttavia i suoi ritmi e le sue paure, il tutto inquadrato in condizioni di sicurezza ottimali. L’ippoterapia è una tecnica terapeutica e riabilitativa che agisce sull’individuo “somatopsichicamente” stimolando, attraverso il contatto fisico con il cavallo, sensazioni e vissuti corporei quali il tatto, la vista, l’olfatto, la propriocezione (implicata nella sensibilità profonda dei muscoli e delle articolazioni), l’immagine del proprio corpo nello spazio. In pratica, a partire dal vissuto corporeo, vengono attivate tutta una serie di rappresentazioni psichiche di sé che rinforzano l’autostima, portando alla consapevolezza di nuove o ritrovate competenze; ma soprattutto, il contatto fisico e la relazione che si instaura nel tempo con il cavallo permette al paziente di deporre, anche se pur parzialmente, le proprie difese per lasciare emergere nuovi e significativi vissuti emotivi nel contesto di una relazione protetta e mai deludente.
L’ippoterapia permette inoltre al paziente di uscire dai suoi limiti, dalla sua quotidianità circolare entrando invece in contatto con il mondo della natura.
Il cavallo è un animale nobile, grande, potente, mitico, ma anche dolce, estremamente dolce, caldo e vivo: poterlo toccare, sentire, potergli parlare, nutrirlo per infine lasciarsi portare e affidarsi dunque totalmente a lui, costituisce un’esperienza unica e fortemente terapeutica. Il cavallo inoltre offre al paziente una relazione autentica, svincolata dal giudizio: nulla nel suo sguardo trasmetterà mai repulsione, rigetto o incomprensione e questo, come si è già detto, facilita la caduta di certe attitudini difensive messe generalmente in atto dal paziente con handicap nel contesto delle quotidiane e spesso deludenti relazioni sociali.

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